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Volare in Alto.1

07/07/2018

Simone Alfonsi - Yuri Yague a Gravellona Toce

Volare In Alto
SIMONE ALFONSI - YURI YAGUE
Gravellona Toce - 7 luglio 2018

E’ sempre bello vedere giovani che credono nella musica, nello studio e nel sacrificio che porta al piacere della realizzazione di un sogno. E Davide Sgorlon, curatore della sezione Volare in Alto si conferma scopritore di giovani talenti che sanno dare alla chitarra nuovo slancio e grande passione. In questa calda serata di luglio, ci ha presentato Simone Alfonsi, fingerstyler romano con l’anima rock, e Yuri Yague, poliedrico chitarrista torinese che spazia dal più impegnativo repertorio classico al divertimento dell’acustica. Il lancio di una monetina ha fatto aprire la serata a Simone Alfonsi, l’aria timida dietro agli occhiali e il codino che, in realtà, nascondeva una genialità non comune nell’inventare i titoli per i suoi brani. Un esempio? Poetica Spicciola per Poveri Cristi, Fake Blues n° 1, nato come un blues, ma diventato qualcos’altro, sicuramente molto bello, Odio le Donne che Amano le Scarpe, dedicato alla moglie, in cui pareva quasi di vedere lanci di scarpe volare tutto intorno. Che, oltre alla musica di Tony McManus, ci fosse anche un pizzico di Lina Wertmuller ad ispirarlo? Alternando sue composizioni a tributi ai chitarristi che hanno dato una forte impronta alla sua formazione musicale, ha divertito il pubblico con la sua mite simpatia.
La seconda parte del concerto ha visto protagonista un giovane chitarrista dalla forte personalità. Madre russa, padre brasiliano e nonno spagnolo, hanno infuso nelle vene di Yuri Yague un temperamento e un gusto musicale particolarmente variegato. Di sicuro nessuno si sarebbe aspettato che il suo set cominciasse con l’esecuzione di due brani di ispirazione classica, figli dei suoi studi al conservatorio. E ancor meno avrebbero potuto pensare ad un autore come il russo Nikita Koshkin, di cui Yuri ci ha fatto ascoltare le inquietanti e intriganti di The Fall of Birds. Tra lo stupore e gli applausi, eccolo abbandonare l’impostazione classica per passare alle corde d’acciaio e al fingerstyle targato Peppino d’Agostino. E neppure un inconveniente tecnico, che lo ha fatto suonare per un momento senza amplificazione, lo ha minimamente turbato. Sicuro e padrone assoluto del palco, si è destreggiato tra D’Agostino, Thomas Leeb e brani originali di grande presa sul pubblico, come la divertente Psycho Baze. Un vero istrione dalla tecnica impeccabile e assolutamente indifferente agli effetti speciali che l’elettronica potrebbe regalare. Grandi gli applausi per questi due chitarristi così straordinariamente diversi da offrire a tutti i presenti un concerto tanto ricco da accontentare tutti. Ma proprio tutti.

Patrizia & Mauro Gattoni


 





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