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Un Paese a Sei Corde

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Magasin du cafè

08/08/2018

travolti da un concerto eccezionale...a Baveno

MAGASIN DU CAFÉ
Luca Allievi - Davide Borra - Alberto Santoru - Mattia Floris
Baveno - 8 agosto 2018

Di solito i fuochi d’artificio vengono sparati alla fine di una festa, ma UN PAESE A SEI CORDE Master ha deciso di farli brillare nel bel mezzo del festival. Come altro poter raccontare i Magasin du Café che hanno suonato a Baveno in questa sera di mezza estate? Peccato che ancora una volta le errate previsioni meteo abbiano sconsigliato l’esibizione all’aperto in questa splendida località affacciata sul lago Maggiore. Ma se la scelta del Salone Nostr@domus non ha permesso a tanta gente di trovare posto, a chi ha avuto la fortuna di assistere a questo concerto strepitoso, ha regalato la ventura di uno spettacolo dall’intimità teatrale di cui poter godere fino in fondo, senza perdere nemmeno una goccia. Gocce di adrenalina e sudore di questi musicisti torinesi che hanno dato il massimo fin dal primo brano, Landscape - come il loro CD -, un concentrato di struggente bellezza, potente fino all’ultima nota. E subito grandi applausi per Luca Allievi, che ogni volta che suona a UN PAESE A SEI CORDE, porta un nuovo progetto, sempre più strabiliante. Ma anche per i suoi compagni di ventura, Mattia Floris, impareggiabile comprimario alla chitarra, Alberto Santoru, capace di suonare percussioni e contrabbasso elettronico contemporaneamente e in maniera impeccabile, e Davide Borra, straordinario fisarmonicista, istrionico e lunare, nonché presentatore con un gran senso del teatro. Il Tango pour Claude, di Galliano, potente e passionale, ha fatto immediatamente esplodere il palco di energia, coi musicisti tutti in piedi pronti a congiungersi col loro pubblico, mentre la fisarmonica dagli occhi azzurri di Davide Borra lanciava le sue note nell’aria. Grandi gli applausi del pubblico entusiasta e i nostri musicisti, che sprizzavano adrenalina da tutti i pori, già erano partiti con un omaggio allo swing gitano da applausi a scena aperta. Solo un attimo per rivolgersi al pubblico esultante con toni da veri rockers, ed eccoli scatenarsi con Brahms e la sua Danza Ungherese, esplosiva e coinvolgente come la Czardas di Monti, mentre i presenti si spellavano le mani tra il tenere il tempo e l’applaudire questo travolgente spettacolo di follia e bravura, capace di far perdere la bussola tra i diversi generi e mondi. Le mani velocissime di Luca Allievi hanno tirato fuori dalla chitarra tutto il genio rock di Albeniz con una Asturias mozzafiato, capace di trascinare la platea in una sorta di delirio mistico. Poi, delicati e prorompenti, ecco alcuni meravigliosi pezzi usciti direttamente dal genio dei nostri musicisti, come Petralia, Serendipity, Jamborie, Rain, che hanno riempito la sala di travolgente poesia. E come dimenticare il brivido lungo la schiena de i Mohicani e la festa di musica scozzese, con Alberto a battere le corde del contrabbasso come fosse una batteria, Davide, le sue lunghe gambe e la sua fisa in piedi sulla sedia e gli altri a buttarsi in ginocchio sul palco? Il ritmo sempre più incalzante è diventato poi una vera sfida tra i musicisti e dalle loro mani sapienti e magiche è uscito di tutto, dal bluegrass ad Heidi, dal Mazzolin di Fiori, con tanto di coro, a Pinocchio, dalla Marcia alla Turca a Bella Ciao, dai Pink Floyd a Sponge Bob, e chi più ne ha più ne metta. E poi, una elegantissima Libertango ha finalmente messo in piena luce la bravura di Mattia Floris, straordinaria macchina del groove che, splendido e prezioso sostegno con la sua chitarra al resto della band. E tra le urla e gli applausi festanti del pubblico, ecco partire il bis, che ha visto salire sul palco anche il loro fonico/batterista e, all’occorrenza, venditore di CD e magliette. Così, con Alberto Santoru all’ukulele basso, ecco partire un Tiko Tiko gioioso ed frizzante. Un’atmosfera di festa che sembrava non finire più, una voglia di ballare sulle sedie che faceva un po’ rimpiangere la baldoria che si sarebbe potuta scatenare la fuori, sotto le stelle di questa calda estate. Ma ancora non era finita e le note di un delizioso Valzer di Lupin ci ha dato la buona notte, con i musicisti in ginocchio sul palco a cullarci fino al sussurro dell’ultima nota. E stanotte faremo bei sogni. Come i bambini dopo i fuochi d’artificio.

Patrizia & Mauro Gattoni


 





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