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Un Paese a Sei Corde

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Flavio Cucchi e Francesco Biraghi

06/07/2019

il "Quasi Duo" dal classico al jazz

FLAVIO CUCCHI e FRANCESCO BIRAGHI
Cureggio - 6 luglio 2019

A volte i concerti di UN PAESE A SEI CORDE nascono in modo strano. È capitato che gli organizzatori del nostro festival rimanessero stregati ascoltando su Radio3 una performance di Flavio Cucchi, uno dei più ammirati chitarristi italiani. È poi capitato che lo raccontassero entusiasti ad uno dei direttori artistici, Francesco Biraghi, scoprendo così che i due erano amici e che non vedevano l’ora di suonare ancora insieme. Detto, fatto. Eccolo qua, allora, questo “quasi duo”, in una calda sera di luglio frustata da un temporale estivo, fianco a fianco davanti all’altare della chiesa di Santa Maria Assunta, a farci ascoltare un concerto suggestivo ed elegante. Fuori, lo scrosciare della pioggia ha ammutolito il karaoke del bar all’angolo. Dentro, le note magiche di autori senza tempo e raramente associati alla chitarra classica hanno accolto il numeroso pubblico. L’apertura del concerto è stata affidata a tre brani dei Beatles trascritti da Leo Brower che hanno costituito il primo dei blocchi in cui il programma è stato suddiviso. Un modo per far capire ai presenti quando applaudire, ha suggerito tra il serio e il faceto il buon Biraghi, e noi, già dopo aver ascoltato She's leaving home, The Fool on the Hill e Penny Lane, abbiamo volentieri seguito il consiglio. Ma questo era solo un modo per scaldare le mani e l’atmosfera, visto che il protagonista della serata sarebbe stato Chick Corea. Sì, proprio il pianista e jazzista americano, la cui amicizia e stima con Cucchi ha fatto nascere le trascrizioni per chitarra delle sue Children’s Songs. Piccoli brani nati al pianoforte e ispirati al mondo magico, mutevole e incontentabile dei bambini e questa sera i due chitarristi ce ne hanno dato un assaggio, sempre dividendole in blocchi, per la gioia del pubblico. Brevi e giocosi, a volte un po’ strani. Effimeri voli di farfalle, di falene nella sera d’estate. E il pubblico li ha seguiti attento e silenzioso, con la consapevolezza di trovarsi di fronte a un mondo musicale di livello altissimo. Poi, tra gli applausi, Francesco Biraghi ha lasciato solo Flavio Cucchi per un momento da assoluto protagonista: era il momento delle Rumination for Guitar che Chick Corea ha voluto dedicare proprio all’amico chitarrista, mentre i lampi che dardeggiavano dalle finestre rendevano l’atmosfera visionaria. Egberto Gismonti e la delicatezza della sua Agua y Vinho, hanno riportato in scena Francesco Biraghi, pronto ad affrontare anche le “Tre danze da Balera” che Giulio Clementi ha scritto per Cucchi. Un giusto momento di leggerezza prima dell’ultimo blocco di Children’s Songs, dal carattere più forte e capriccioso. Tutto un aprire e ripiegare spartiti di brani brevissimi e complessi che il pubblico ha comunque dimostrato di apprezzare fino alla fine. Fino a chiedere l’irrinunciabile bis, una milonga languida, Cancion del Arbol del Olvido, che ci ha accompagnato alla fine di questa serata straordinaria.

Patrizia & Mauro Gattoni

 





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