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Un Paese a Sei Corde

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Michel Gentils

14/08/2017

L'incanto della musica indiana e non solo

MICHEL GENTILS
Baveno - 14 agosto 2017

Man mano che prendevano posto nell’incantevole piazzale della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, gli sguardi degli spettatori non potevano fare a meno di essere catturati dalle quattro chitarre già pronte sul palco in attesa di Michel Gentils, chitarrista francese così affascinato dall’India da averne fatto il centro della sua musica.
Sei corde, dodici corde, forme eccentriche e buche in posizioni non convenzionali. Nessun cavo ad imbrigliarle, ma due microfoni Newmann per catturare ogni minimo sussurro dei legni. E poi quella chitarra a due manici che incuriosiva tutti. Nell’aria la serenità di questo luogo sacro e la pace che non lasciava indovinare la movida del lungolago a pochi metri da qui. Lasciate sfogare le campane che scandivano profusamente le nove di sera, Michel Gentils, vestito di bianco e a piedi nudi, è salito sul palco e, afferrata la sua dodici corde ha riempito la sera di note che arrivavano da un continente lontano e mistico. Il suono di un sitar usciva da quello strumento dall’aspetto così occidentale lasciando il pubblico senza fiato dalla sorpresa. Una piccola melodia delicata e dal carattere più europeo con un chitarra diversa e poi eccolo subito tornare alle 12 corde per Colère, un pezzo di tale impeto che sembrava impossibile potesse uscire dalle mani di un uomo tanto mite. Gli applausi scrosciavano e Michel ha voluto dedicare il concerto al suo maestro turco Ali Dédé Altintas. Scherzando e giocando col pubblico, il chitarrista francese ha subito conquistato tutti col suo sorriso furbo e curioso, oltre che con la sua tecnica spettacolare, capace di passare da uno strumento all’altro in un giro di accordatura. Un brano dolce con una baritona stravagante e poi eccolo pronto a partire, tra il serio e il faceto, con un brano incredibile, misterioso e lunghissimo, dal titolo “Flamenco Indien”, in cui è riuscito magicamente a mescolare sonorità indiane e ritmi spagnoli nel silenzio attento del pubblico affascinato. Mentre la piazza, stracolma, è esplosa in un grande applauso, Michel Gentils era già pronto ad alzarsi in piedi e cambiare ancora strumento, passando a qualcosa di assolutamente inatteso: lo scacciapensieri. Ecco, se per un attimo qualcuno lo ha guardato un po’ perplesso, subito dopo lo stupore e la meraviglia si sono dipinti sul volto di tutti. Ma da dove venivano quei suoni così ricchi e vari? Niente effetti, niente pedali, solo quello strumento così essenziale e la sua voce per regalarci alcuni brani incredibili. Come Acoustic Tecno, che avrebbe sicuramente spaccato anche in discoteca. E mentre gli applausi prorompevano, eccolo risedersi ed infilarsi di nuovo i fingerpicks, impugnare la dodici corde, pronto per un pezzo velocissimo, strabiliante, appartenente alla sua prima vita di chitarrista fingerstyle, per poi tornare alla baritona da cui trarre melodie dolci e profonde. L’energia della piazza esaltava Michel che ne traeva forza e ispirazione per suonare, anche improvvisando, trasportato da questo flusso vitale, passando da una chitarra all’altra spinto dall’estro del momento. Ma ne rimaneva ancora una da suonare. Quella strana chitarra a due manici. Ed eccola finalmente tra le mani di Michel Gentils per l’ultimo brano della serata. Una melodia magica, come suonata da un sitar, ha preso vita nell’aria. Un’emozione che ha catturato tutti i presenti, ipnotizzati da quei suoni lontani, enigmatici ed intriganti, oltre che dall’interpretazione spirituale e coinvolgente di questo chitarrista fuori dal tempo e dagli schemi. Quasi un piccolo concerto dentro al concerto, vista la straordinaria durata del pezzo, ma nessuno riusciva a staccare gli occhi dal musicista francese, ammaliati come in un sogno. Fino all’ovazione finale, umile ringraziamento per uno spettacolo appassionante, unico ed irripetibile.

Patrizia & Mauro Gattoni

 





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