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Un Paese a Sei Corde

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RECENSTORIA 11 LUGLIO

22/07/2020

40 Fingers

40 FINGERS
Cureggio - 11 luglio 2020

40 Fingers. 40 dita? Sicuri? Davvero solo 40 dita per tutta questa musica? Eppure li abbiamo visti bene e no, non c’era un’orchestra al completo, ma solo quattro chitarristi tutti soli sul palco insieme al loro grande talento. Ed è stata una grande festa, di quelle memorabili. UN PAESE A SEI CORDE Master è tornato a Cureggio in una bella sera d’estate e la grande voglia di uscire, di stare in compagnia, anche se distanziati, ha riempito la piazza incastonata tra la chiesa, il municipio e l’antico battistero del XII secolo. Sul palco i 40 Fingers, al secolo Andrea Vittori, il pirata, Enrico Maria Milanesi, dal sorriso timido, Matteo Brenci, sicuro e deciso, ed Emanuele Grafitti, capobanda e presentatore d’eccellenza. Tutti rigorosamente in nero. Tutti straordinariamente bravi. Libertango ha aperto la serata e scatenato i primi applausi che si sono subito fusi con l’energia dirompente della bellissima Sunset Jig, di Vittori, e la dolcissima melodia di Raindance, di Brenci, facendoci subito capire la loro eccellenza di musicisti, sia negli arrangiamenti che come autori. E intanto nel cielo sopra di loro le rondini in volo intrecciavano il loro canto con la musica che riempiva l’aria. E che grande divertimento con Groovy Silence, di Emanuele Grafitti, quel suo profumo d’estate che faceva venir voglia di ballare, se solo la gente si fosse potuta alzare dalle sedie. Già avevamo apprezzato le doti di Emanuele qualche anno fa, ma questa sera ci ha fatto godere di un quartetto di chitarristi pazzeschi e di un concerto ben costruito e coinvolgente che ha abbracciato tutti i generi e accontentato tutti i gusti. E che per gli stessi musicisti aveva la gioia e l’entusiasmo di poter suonare di nuovo davanti al pubblico dopo i mesi di clausura da Covid. Qualche meraviglioso classico del pop e poi, a Emanuele Grafitti non sono nemmeno più bastate 6 corde per scatenarsi con Lucky Man, di Steffé. Ci è voluta addirittura una 12 corde, mentre il pubblico festante batteva il tempo. E chi se lo aspettava, poi, quel medley di colonne sonore Dysney? L’omaggio alla musica classica di certo non lo prevedeva nessuno, ma non poteva che essere Storm, dall’Estate di Vivaldi. Sempre impeccabili, precisi, con un suono pulitissimo. Sempre. Anche quando sembrava volessero alzarsi a ballare loro stessi sul palco al ritmo frenetico degli AC/DC. Anche quando hanno lasciato tutti a bocca aperta con Star Wars. E gli applausi sembravano non finire più. C’è voluta Bohemian Rhapsody, nella loro versione così bella da farsi notare persino dagli stessi Queen, per fermarli, ma solo fino alla fine del brano. Poi di nuovo grandi applausi, meritatissimi. L’ultimo brano. Cosa? Il concerto è finito? Di già? No, no, il pubblico li ha richiamati a gran voce per il bis e i nostri quattro musicisti non si sono certo tirati indietro, regalandoci ancora il ritmo di Sultano of Swing dei Dire Straits e la delicatezza senza fine di Hey Jude, di cui nessuno voleva suonare l’ultima nota. E ancora, ancora uno, un altro classico dei Beatles che magicamente si è trasformato in un ritmo latino scatenato. Perché non è estate senza festa. Soprattutto una festa come quella di stasera.

Patrizia & Mauro Gattoni


 





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